Gli uccelli sono tra i vertebrati terrestri di maggior successo del pianeta. Vivono in ogni continente e occupano quasi ogni ambiente possibile. Esistono circa 9000 specie di uccelli: più degli anfibi, dei rettili e persino dei mammiferi. Ma non tutti gli uccelli sono uguali dal punto di vista cognitivo.
Negli ultimi decenni, la ricerca ha mostrato che alcune famiglie, in particolare corvidi e pappagalli, possiedono capacità cognitive sorprendenti, in alcuni casi paragonabili a quelle delle grandi scimmie (Emery & Clayton, 2004a). Per molto tempo queste abilità sono state sottovalutate: gli studi si concentravano soprattutto su specie come piccioni, polli e quaglie, portando a una visione limitata e troppo antropocentrica dell’intelligenza aviaria.
I pappagalli, inoltre, hanno una storia evolutiva relativamente recente. Il più antico fossile conosciuto di Psittaciforme risale a circa 30 milioni di anni fa (Miyaki et al., 1998), mentre i generi moderni comparvero circa 20 milioni di anni fa (Forshaw, 1989). Alcuni ricercatori ipotizzano che questa evoluzione relativamente recente, come accaduto anche per scimmie e corvidi, possa aver favorito lo sviluppo di capacità cognitive avanzate (Smith, 1975).
E cosa significa tutto questo per chi vive con un pappagallo?
Significa che condividiamo la casa con animali che non apprendono semplicemente per ripetizione o istinto. I pappagalli osservano, categorizzano, risolvono problemi, fanno associazioni e costruiscono aspettative sul mondo.
Uno degli esempi più straordinari è stato Alex, il pappagallo cenerino africano studiato da Pepperberg. Alex aveva imparato a riconoscere e identificare colori, forme, materiali e quantità, e riusciva persino a comprendere concetti astratti come "uguale" e "diverso" (Pepperberg, 1987a; Pepperberg, 1999). Non si trattava solo di parole ripetute: Alex stava dimostrando capacità cognitive molto più complesse.
Ed è qui che entra in gioco il training con rinforzo positivo (R+).
Se un pappagallo possiede capacità cognitive così sofisticate, allora il training non dovrebbe essere visto come un insieme di esercizi per "insegnare comandi", ma come uno strumento per coinvolgere il cervello, offrire scelte, creare comunicazione e costruire una relazione. Attraverso il rinforzo positivo non stiamo semplicemente ottenendo una salita sulla mano o un richiamo: stiamo lavorando con un animale altamente intelligente rispettando il modo in cui apprende.
Allenare un pappagallo con R+ significa sfruttare le sue capacità cognitive, invece di contrastarle. Significa trasformare l’apprendimento in un’esperienza di collaborazione e benessere, ed è proprio questo il modo più rispettoso di vivere con una mente tanto complessa.