Tatiana e Vasco sono un esempio di ottimo rapporto tra pappagallo e proprietario.....tutto raccontato direttamente da Tatiana Simeoni:
STORIE DI BRAVI PROPRIETARI
Quando ho preso Vasco non avevo nessuna
esperienza di pappagalli, io e il mio compagno siamo andati ad una fiera
ornitologica, lo abbiamo visto e abbiamo deciso di comprarlo. Aveva 6
mesi quando e' arrivato in casa nostra ed è stato molto difficile riuscire ad
ottenere la sua fiducia, ci sono voluti 4 mesi prima
che si affezionasse a me, avevo le mani piene di beccate, ma mi avevano
detto di avere molta pazienza. All'inizio credo abbia sofferto un po'
per il cambiamento dato che si toglieva le piume della coda, poi piano piano ha
cominciato ad avere fiducia in me tanto da diventare persino morboso nei miei
confronti; mentre ancora oggi vede il mio compagno come un rivale e appena può gli vola addosso per beccarlo.
Le abbiamo provate tutte per farlo smettere, ma non c'è stato niente da fare, oggi Vasco ha
11 anni e devo sempre tenerlo a distanza da lui.
Visto che non avevo nessuna esperienza di
pappagalli per me è stata una fortuna quando, qualche giorno dopo averlo
preso, si è presentato al bar in borghese una persona della forestale (venuta a controllare) con qui poi ho fatto amicizia, che mi ha dato
tutti consigli più utili visto che ne aveva uno anche lui e poi mi sono
documentata il piu' possibile comprando libri.
E' stato lui che mi ha detto di portarmelo
in giro, di abituarlo sotto la doccia con me, di
tenerlo il più possibile fuori dalla gabbia e mi ha dato consigli
sull'alimentazione; così ho fatto e a poco a poco ho instaurato questo
rapporto con il mio pappagallo. Con il tempo ha iniziato anche a parlare,
ma quando aveva circa 3 anni ci siamo spostati in un'altro paese, in un
nuovo bar e qui sono un po' cambiate le cose, ha smesso di dire tante paroline e
all' inizio dovevo lasciarlo a casa. Fortuna vuole che abitiamo a fianco
del bar e un poco alla volta si è ambientato anche qui.
Una
giornata tipo con Vasco: esco di casa la mattina presto e lui si infila
dentro la mia giacca e scendiamo al bar, lui entra nella sua gabbia e
dorme ancora un po'. Quando si sveglia comincia ad urlare, lo faccio
uscire e lo porto sul trespolo che si trova nella parte del bar più
vicina a me. E qui inizia a dire ciao a tutti i clienti. Lui poi è
goloso e quando vede qualcuno che mangia la brioche si avvicina
lentamente e inizia a dire "grazie" (perché gli ho insegnato che quando
riceve leccornie deve dire grazie) per farsene dare un pezzetto. La gente
impazzisce per lui comincia a fotografarlo a fargli video, a
parlargli....Il fatto e' che lui ormai conosce tutti li vede come una
famiglia e si avvicina e sale sulla spalla di tutti e quindi sono io che
divento gelosa.....ma forse è meglio così piuttosto che diventi
aggressivo.
Quando è un po' più caldo, invece, esce dalla porta di
casa a piedi e se ne va al bar da solo,io comunque sono dietro di lui e
sto sempre attenta.
Durante la giornata, poi, quando sono sola cerco di giocare con
lui, lo coccolo, gli parlo....Il pomeriggio torno a casa a riposare mi
metto sul divano e lui si mette sulla mia pancia e si addormenta con me e
una cosa che mi piace è il fatto che se resto addormentata lui mi fa da
sveglia: quando sono circa le 4 si avvicina al mio viso mi toglie gli
orecchini,mi da bacini mi toglie le ciglia fa di tutto per farmi capire
che è ora di tornare al lavoro.A volte mi capita di dover andare via in
macchina e lo porto con me. Lui adora viaggiare in macchina ed è proprio
qui che da' il meglio di se
E' un rapporto davvero speciale vivo con lui in
simbiosi, io capisco lui dal modo come urla, da come si muove , addirittura a
volte mi basta guardarlo e lui capisce cosa voglio dirgli, se sta
facendo qualcosa di sbagliato non serve che gli dica NO, mi basta
guardarlo in malo modo e lui capisce, poi con il dito gli indico di
tornare al suo posto e lui lo fa, senza dargli un ordine a voce.
Sono
animali veramente molto intelligenti sono riuscita anche ad insegnargli
a dire alcuni colori usando le letterine colorate. Purtroppo il mio
lavoro mi porta via molto tempo e a volte lo trascuro. Poi un'altra cosa simpatica, e questo non glie lo ha insegnato
nessuno, è che se sta sulla mia spalla e se deve fare i bisogni mi becca e
mi fa capire di metterlo a terra, sembra quasi avere rispetto per
me, anche in questo momento mentre sto scrivendo lui è appoggiato sopra
il mio petto,doveva fare i bisogni e ha cominciato a lamentarsi allora
io lo prendo sul dito lo appoggio sul trespolo lui fa i bisogni e poi
vola sul letto di nuovo da me.
Devo dire che sia a casa che al bar la fa
molto da padrone, ma sa quali sono i suoi limiti e i suoi divieti. Il
metodo che uso per addomesticarlo consiste nel dargli come premio me
stessa, non gli do leccornie ma coccole, carezze, baci e gli dico
bravo, questo perché credo sia piu gratificante anche per lui.
Si' lo riprenderei ancora Vasco anzi se potessi ne prenderei più di uno.
g
giovedì 26 marzo 2015
giovedì 19 marzo 2015
REGOLE FONDAMENTALI
Per avere un buon pappagallo pet occore tenere ben presente alcune regole fondamentali che fin dall'inizio l'animale devere rispettare e il proprietario deve impegnarsi per attuarle e cioe':
-
- fate attenzione a non incoraggiare accidentalmente o involontariamente i comportamenti indesiderati del vostro pappagallo (ad esempio se grida non rispondetegli gridando, o correndo subito da lui )
- ricordate che le punizioni NON servono a nulla perche' non le capisce, i pappagalli non hanno il senso della morale!
- evitate che si abitui a salire sulla vostra spalla....da li' infatti non riuscite a leggere il suo linguaggio del corpo e siete a rischio ad esempio di beccate sgradite
- leggete sempre il suo linguaggio del corpo
- trattatelo con rispetto e amore: salutatelo quando uscite o rientrate, parlategli spesso anche raccontandogli la vostra giornata e soprattutto vigilate sempre su di lui quando e' fuori dalla gabbia per evitargli indicidenti !
- cercate fin da subito di socializzarlo il piu' possibile con tutti gli altri membri della famiglia
- rapportatevi sempre con l'animale in modo sereno e tranquillo, per costruire e rafforzare la fiducia reciproca.
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Foto tratta da Internet |
venerdì 13 marzo 2015
JACK IL SELVATICO
Per educare un bravo pappagallo domestico non e' affatto necessario che sia stato allevato a mano!
Storia di Jack Sparrot, un pappagallo ara cresciuto dai genitori, raccontata nei dettagli dal suo fiero proprietario Jack Zuppego.
Storia di Jack Sparrot, un pappagallo ara cresciuto dai genitori, raccontata nei dettagli dal suo fiero proprietario Jack Zuppego.
STORIE DI BRAVI PROPRIETARI
Tempo fa, quando convivevo, la mia
compagna ed io stavamo pensando di adottare un animale domestico; lei gattara,
io pappagallaro ci accordammo
sul cane. Innamorati entrambi
del pastore tedesco eravamo consapevoli che non avremmo mai potuto
sopperire alle sue esigenze vivendo in un appartamento di 60mq e, inoltre,
lavorando entrambi non saremmo riusciti a garantirgli una qualità di
vita adeguata senza recare disturbo a qualcuno. La storia va in crisi e
io inizio nel mio subconscio a realizzare la possibilità di introdurre
in casa per davvero un animale, mi informo quanto più possibile sul
bulldog francese che adoro, ma mi rendo conto che, per quanto piccolo
come taglia, anche lui ha bisogno di uscire almeno 5 volte al giorno, e
io non me la sento di abituarlo a sporcare in casa in una cassettina;
quindi inizio seriamente a pensare ad un mio vecchio desiderio:
un’ara.
Prima di tutto prendo quante più informazioni possibili sulla
specie, sulle abitudini ed esigenze (spazi, compagnia, ecc ecc) e
capisco che, con la vita che faccio, non potrei prendere un allevato a
mano in quanto ha necessità costante del contatto umano. Mi metto quindi
a cercare un riproduttore. Non è stato semplice, tutti o quasi quelli
che trovavo erano già adulti oppure erano da prenotare sulla base di
presunte future covate. Inizialmente non mi era molto chiaro quale ara
volessi, chloroptera, macao, ararauna non importava molto, importava
portare a casa un amico che non mi avrebbe lasciato per un capriccio.
Tra le mille telefonate e ricerche incappo nel sito di un negozio "vicino" che ha delle ararauna disponibili. Chiedo se ce ne sono non
allevate a mano, mi dà la conferma allora lo “fermo” con la promessa che
il sabato sarei andato a prenderlo.
Nel frattempo la
fidanzata “parte” per la tangente, così io il sabato vado a vedere questo
ararauna selvatico di 7 mesi. Ero ancora molto indeciso nel tragitto perchè sapevo quale fosse la responsabilità
che sarei andato a prendermi. Una volta arrivato mi guardo intorno, ci
sono esemplari molto belli di allocchi, gufi, aquile, tartarughe, ma di
pappagalli nemmeno l’ombra. Trovo una che lavora lì, do il nome e dico
che ho prenotato (termine infelice che mi provoca fastidio) un ararauna; mi
accomapagnano in un capanno di cemento con il tetto in ondolux (hai
presente quei pannelli verdi di plastica tutti ondulati? ecco, quello è
l’ondolux) dove c’è il piccolo Jack ancora senza un nome. Gabbia tonda, coda che esce per quasi la metà, fondo sporco, sulla
griglia che separa dal fondo c’è una ciotola con mezza mela morsicata,
mezza carota di almeno tre giorni, insalata che sicuro ha visto tempi
migliori, semi di girasole e acqua giallognola. Non è tanto il degrado
in cui è tenuto il pappo quanto la compagnia che l’allevamento ha scelto
per alloggiarlo , tutti i suoi
compagni di (dis)avventura sono rapaci, gufi, falchi,
corvi (corvi?????), un topolino passa di corsa, un piccolo maiale
indiano pascola tra la gente. Non ho battuto ciglio, dovevo portarlo via
da lì!
Non avevo ancora attrezzature perchè, nell’indecisione iniziale non avevo certo pensato alla gabbia, avevo altri problemi (separazione, trasloco delle cose della fidanzata, sofferenza pesante mia, non ero sicuro di portarlo a casa ecc ecc) quindi ho chiesto il prezzo della gabbia più grande che avevano e l’ho presa: v dovevo alloggiarlo e comunque, sarebbe andata a migliorare la qualità della sua vita. Quando ho dato l’OK per l’acquisto (altro termine che odio parlando di animali) la tipa ha tirato fuori il retino per prenderlo. Me ne sono andato per non sentirlo gridare. ma non è servito, l’ho sentito eccome; il cuore mi si è stretto addosso. L’hanno messo in un trasportino che in realtà era una gabbia per conigli ricoperta di cartone mentre lui era all’interno, per fondo un materiale non meglio specificato sul quale hanno svuotato il contenuto della ciotola (come se in auto il pappagallo mangiasse).
La
scelta di adottare il piccolo Jack è stata di impulso perche' era fondamentale portarlo via dal posto in cui stava.Non avevo ancora attrezzature perchè, nell’indecisione iniziale non avevo certo pensato alla gabbia, avevo altri problemi (separazione, trasloco delle cose della fidanzata, sofferenza pesante mia, non ero sicuro di portarlo a casa ecc ecc) quindi ho chiesto il prezzo della gabbia più grande che avevano e l’ho presa: v dovevo alloggiarlo e comunque, sarebbe andata a migliorare la qualità della sua vita. Quando ho dato l’OK per l’acquisto (altro termine che odio parlando di animali) la tipa ha tirato fuori il retino per prenderlo. Me ne sono andato per non sentirlo gridare. ma non è servito, l’ho sentito eccome; il cuore mi si è stretto addosso. L’hanno messo in un trasportino che in realtà era una gabbia per conigli ricoperta di cartone mentre lui era all’interno, per fondo un materiale non meglio specificato sul quale hanno svuotato il contenuto della ciotola (come se in auto il pappagallo mangiasse).
Esperienze
precedenti con altri pappagalli? Si, ho avuto un amazzone fronteblu per 24 anni. Non la
considero un’esperienza da curriculum perchè comunque è arrivato che io ero
molto piccolo (8 anni) e siamo quindi cresciuti insieme. Molti errori
sono stati fatti con questo pappagallo; vuoi perchè non c’era internet
per reperire informazioni, vuoi perchè ero ragazzino ed i miei erano
abituati a canarini in voliera (senza quindi le cure dedicate ai pet);
il pappagallo è stata l’alternativa al cane che desideravo. Non era
allevato a mano, anzi, non era nemmeno selvatico secondo i canoni
standard, è un IMPORTATO, ovvero preso (che schifezza, tornassi indietro
mai e poi mai nella vita) dal nido (allora era permesso), infatti non
ha cites ma documento che attesta il trasferimento di proprietà, zero
anelli, men che meno microchip; fortunatamente i pappagalli sono dotati
di una sensibilità che noi umani manco ci sogniamo, e si è adattato
ottimamente alla vita domestica (adesso, 25 anni, la gabbia non viene
mai chiusa, se non di notte, solo perchè si intuisce che si sente più
sicuro); giri in bici e passeggiate in spalla erano (e sono, quando
posso) all’ordine del giorno ed è diventato il vero padrone di casa.
Da questa esperienza e grazie al fatto che mi sono
documentato ho adottato il piccolo Jack.
L'arrivo
a casa è stato per lui un trauma ma anche un sollievo enorme. Ci ha messo quasi 24
ore a passare dal trasportino alla gabbia nuova. Non volevo forzarlo, le
ho messe con le aperture adiacenti e ho lasciato fare a lui. Credo che la
sua sensibilità abbia fatto il resto del lavoro, come se avesse
percepito che in quel periodo avevo estremo bisogno di lui, già alla
sera si faceva grattare la testa, senza mai tentare una beccata
"cattiva", il giorno dopo, grazie ad un'arachide è uscito e rientrato
nella gabbia senza fare storie, da allora in poi possiamo considerarla
routine!
Questo significa che sono stato molto fortunato,
ricordo quanto tempo ci mise l'amazzone ad avvicinarsi, a fidarsi.
Ogni pappagallo è a sè, probabilmente io e Jack ci siamo trovati al
momento giusto, non mi dò altra spiegazione. In più posso descriverti il
comportamento durante la mia assenza che è costante da quando è a casa.
Grazie ad una telecamera di sicurezza remota io ho la possibilità di
guardarlo mentre non ci sono; l'ho montata più che altro per capire che
livello di disturbo potesse recare al vicinato (sono in condominio e
un'ara non è una cocorita, quando grida...grida!!!!). Alla mattina
scende subito a mangiare la cucchiaiata di semi, poi sgranocchia un
pochino di frutta e si mette a riposare per un'oretta, un'oretta e
mezza, proprio con la testa girata per dormire. Quando si sveglia,
sgranocchia i legnetti che ha a disposizione per giocare, se la prende
con la corda a spirale rigida e parlotta con la radio che lascio accesa.
Avendo una casa con scarsa esposizione solare, ho anche una lampada
collegata ad un timer che gli accende la luce poco prima del tramonto in
modo che resti attivo fino al mio arrivo. La sua giornata trascorre più
o meno tutta così. Cibo, giochi, riposino. Sono molto rare le urla,
solo alla mattina o prima di addormentarsi per i pisolini diurni, e
comunque non tutti i giorni, dipende da come gli gira.
Alla
sera, quando sono a casa, la gabbia viene aperta e lui sta accanto al
divano. In realtà preferisce stare appollaiato sulla mia spalla
sinistra, anche per sprimacciarsi il piumaggio, quando deve fare la popò
mi da dei pizzichi all'orecchio, io capisco, lo metto sul suo trespolo,
lui la fa e poi insiste per risalire sulla spalla fino a che non inizia "fai la nanna, fai la nanna, fai la nanna" che allora
lo rimetto in gabbia e lo copro a metà fino a che non vado a letto anche
io che lo copro completamente ed oscuro le finestre.
Non ho mai avuto paura di essere beccato! E' capitato, ma mai con
cattiveria. Più che beccate ho preso morsi, mentre si fa grattare la
testa lui con la linguetta cerca sempre il contatto, allora ogni tanto
capita che non riesci a togliere il dito tempestivamente e lui stringe
un pochino, e fa male, certo, ma si capisce che non è un'azione di
attacco ma una reazione di eccitazione e confort, come quando giochiamo.
Jack è molto collaborativo
nel seguire i comandi semplici tipo "su" , "giù", "vieni qui" e quando
non ci arriva uso il rinforzo positivo. Gli mostro un'arachide e lui sa
che il modo per gustarla è fare quello che gli sto chiedendo. Sto
cercando da sempre di usare lo stesso metodo per infilargli la pettorina
ma non sta funzionando. Sono giunto alla conclusione che la pettorina,
anche se è stata acquistata seguendo le indicazioni di "taglia", è
troppo stretta di collo e gli crea enorme fastidio quando passa attorno
alla testa, soprattutto quando arriva all'altezza degli occhi. Infatti
non se l'è mai fatta mettere, io sto insistendo più che altro per
evitare che ci giochi con la pettorina, in attesa di acquistare la
misura più grande. Il fatto che non ho avuto grosse difficoltà lo si
deve, secondo me, alla sua indole collaborativa e socievole che lo porta
a fare di tutto pur di starmi vicino ed e' un'enorme fortuna ancor prima
che alla mia pazienza ed abilità, di questo ne sono praticamente
sicuro.
Chiaramente un pappo di questa taglia comporta qualche sacrificio. Perde piume e la "polverina" delle penne è spesso tanta e di "grana grossa", la scopa va passata 700 volte al giorno e spesso non basta. Il trasporto implica l'avere un'auto adatta oppure, come nel mio caso, va smontato il sedile del passeggero (ho un cabrio 2 posti). Richiede molta, moltissima attenzione, è quasi morboso e si agita se cambio stanza, non smette di chiamarmi fino a che non mi vede. Ad un inesperto o a chi ha voglia di fare un regalo al figlio consiglio di orientarsi su qualcosa d'altro, le are, specie se non allevate a mano, se si arrabbiano sanno far male sul serio. Poi ci sono i costi di gestione, alla fine mangia non poco e trita legno come se non ci fosse un domani, una cinquantina di euro al mese per farlo giocare ho calcolato che va messa in conto.
Ma se guardiamo quanto
affetto riesce a restituire allora il discorso cambia. Vedere come fa su
e giù con la testa mentre mi tolgo il giubbotto appena sono arrivato a
casa, vedere che se vado in bagno me lo ritrovo appeso alla gabbia che
mi aspetta, sentire che mi chiama mentre faccio la doccia o cucino sono
cose che mi riempiono il cuore quotidianamente e sotto quell'aspetto si
che lo consiglierei, ma comunque sempre e solo a gente che sa cosa
significa avere un pappagallo; che sia consapevole che il pappagallo non
è bello perchè è colorato e parla, è bello perchè è un gregario
formidabile, di un'intelligenza superiore e che dona amore
incondizionato alla sua controparte umana.
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lunedì 9 marzo 2015
HAI PAURA DI ME?
Il vostro pappagallo vi becca spesso incomprensibilmente e voi ne siete spaventati ? Non dovete!
Spesso le beccate sopraggiungono per situazioni confuse che il pappagallo percepisce di minaccia ed i morsi sono innescati quindi da quel particolare evento.
Prima di convincervi che il vostro volatile sia un azzannatore incallito, analizzate le cause che lo hanno spinto a mordere e soprattuto cercate di non intimorirvi perche e' il miglior modo per essere beccati! Il pappagallo infatti avvertira' il vostro disagio che diventera' reciproco e sicuramente scappera' la beccata.
Approcciatevi sempre al pappagallo con serenita' e fiducia, lasciate andare le tensioni e la paura che non sono mai d'aiuto in nessuna situazione!
Spesso le beccate sopraggiungono per situazioni confuse che il pappagallo percepisce di minaccia ed i morsi sono innescati quindi da quel particolare evento.
Prima di convincervi che il vostro volatile sia un azzannatore incallito, analizzate le cause che lo hanno spinto a mordere e soprattuto cercate di non intimorirvi perche e' il miglior modo per essere beccati! Il pappagallo infatti avvertira' il vostro disagio che diventera' reciproco e sicuramente scappera' la beccata.
Approcciatevi sempre al pappagallo con serenita' e fiducia, lasciate andare le tensioni e la paura che non sono mai d'aiuto in nessuna situazione!
martedì 3 marzo 2015
CHARLIE E MARY - STORIE DI BRAVI PROPRIETARI
Uno dei principali vantaggi dell' adozione di un pappagallo di "seconda mano" è che la situazione, di solito, puo' solo migliorare!
STORIE DI BRAVI PROPRIETARI
Questa e' la storia, per me molto commuovente, di Charlie e Mary Waterlive che il destino ha fatto incontrare, raccontata direttamente da Mary:
Charlie è un pappagallo amazzone amazzonica di 20 anni. È arrivato il 18 dicembre di quest'anno. (2014).
STORIE DI BRAVI PROPRIETARI
Questa e' la storia, per me molto commuovente, di Charlie e Mary Waterlive che il destino ha fatto incontrare, raccontata direttamente da Mary:
Charlie è un pappagallo amazzone amazzonica di 20 anni. È arrivato il 18 dicembre di quest'anno. (2014).
Era detenuto in maniera
spegevole: catena alla zampa, incrostrata di feci secche e nonostante
ciò confinato in una gabbia minuscola.
I movimenti erano limitatissimi, non solo per le dimensioni della gabbia, quanto per la catena che lasciata a penzolare e sporcatasi di feci e sporcizie varie era pesantissima. Mi è stato offerto di prenderlo in carico e vedendolo mi si è sciolto il cuore. Sguardo spento, zampa incatenata dolorante visto che spesso la lasciava penzoloni per evitare di sentire il peso della catena, nelle mangiatoie solo semi di girasole e abbeveratoio con acqua putrida. !!!!
Mi si è accaponata la pelle. Pensavo alla mia cenerina che ha tutto quello che un pappagallo domestico possa desiderare: pulizia, compagnia, una stanza dove giocare e volare, giochi da distruggere, intrattenimento quotidiano con attività di foraging per tenersi impegnata nella ricerca dei suoi cibi preferiti, acqua fresca e pulita, e macedonie / misti di legumi , verdura e frutta fresca ogni giorno.
Mi è venuto spontaneo chiedermi "perché lei ha tutto questo, e invece questo povero amazzone non ha nulla?". Il suo arrivo non è stato improvviso. Volevo capire se fossi stata veramente in grado di gestire un pappagallo che mi era stato descritto come "selvatico, aggressivo e mordace". Sembrava quasi si parlasse di un mostro.
I movimenti erano limitatissimi, non solo per le dimensioni della gabbia, quanto per la catena che lasciata a penzolare e sporcatasi di feci e sporcizie varie era pesantissima. Mi è stato offerto di prenderlo in carico e vedendolo mi si è sciolto il cuore. Sguardo spento, zampa incatenata dolorante visto che spesso la lasciava penzoloni per evitare di sentire il peso della catena, nelle mangiatoie solo semi di girasole e abbeveratoio con acqua putrida. !!!!
Mi si è accaponata la pelle. Pensavo alla mia cenerina che ha tutto quello che un pappagallo domestico possa desiderare: pulizia, compagnia, una stanza dove giocare e volare, giochi da distruggere, intrattenimento quotidiano con attività di foraging per tenersi impegnata nella ricerca dei suoi cibi preferiti, acqua fresca e pulita, e macedonie / misti di legumi , verdura e frutta fresca ogni giorno.
Mi è venuto spontaneo chiedermi "perché lei ha tutto questo, e invece questo povero amazzone non ha nulla?". Il suo arrivo non è stato improvviso. Volevo capire se fossi stata veramente in grado di gestire un pappagallo che mi era stato descritto come "selvatico, aggressivo e mordace". Sembrava quasi si parlasse di un mostro.
Mi sono presa qualche giorno per pensarci e ad un certo punto
mi son detta di lasciar perdere. Che magari sarebbe stato
irrecuperabile e ci sarei stata male a pensarlo per sempre senza
contatto umano, e magari chiuso in gabbia.
Il primo approccio, prima di decidere di prenderlo con me, infatti, non è stato dei migliori. Provai ad avvicinare il dito alle sbarre e lui urlò e si rintano' nell'angolo opposto della gabbia, mostrando un comportamento che mai avevo visto in un pappagallo.
La paura infatti lo mandava in panico, mostrando così un movimento molto simile a quello delle persone in stato di shock (ondulatorio avanti e indietro per diversi minuti con lo sguardo completamente assente).
Li mi sono sentita veramente inetta e incapace di prendermi cura di un animale così problematico.
Il cuore però è stato più forte di tutti i dubbi e le paure. Non riuscivo a non pensarlo e una mattina mi alzo dal letto con l'idea decisa di accoglierlo nella mia vita.
Il primo approccio, prima di decidere di prenderlo con me, infatti, non è stato dei migliori. Provai ad avvicinare il dito alle sbarre e lui urlò e si rintano' nell'angolo opposto della gabbia, mostrando un comportamento che mai avevo visto in un pappagallo.
La paura infatti lo mandava in panico, mostrando così un movimento molto simile a quello delle persone in stato di shock (ondulatorio avanti e indietro per diversi minuti con lo sguardo completamente assente).
Li mi sono sentita veramente inetta e incapace di prendermi cura di un animale così problematico.
Il cuore però è stato più forte di tutti i dubbi e le paure. Non riuscivo a non pensarlo e una mattina mi alzo dal letto con l'idea decisa di accoglierlo nella mia vita.
Avevo il cuore a mille.! Tanta emozione ma tantissima paura.!
Mi era stato riferito avesse 6 anni di vita, mentre non
appena mi consegnarono la documentazione vidi che in realtà ne aveva 20.
L'avessi saputo prima forse sarebbe stato un motivo in più che mi avrebbe spinto a non prenderlo: una cosa è ridare fiducia a un pappagallo che non ha avuto contatti positivi con gli umani per 6 anni, una cosa lo è per due decenni vissuti da inferno.
L'avessi saputo prima forse sarebbe stato un motivo in più che mi avrebbe spinto a non prenderlo: una cosa è ridare fiducia a un pappagallo che non ha avuto contatti positivi con gli umani per 6 anni, una cosa lo è per due decenni vissuti da inferno.
Ma ormai era fatta. Ero troppo coinvolta emotivamente per tirarmi indietro.
I primi giorni a casa sono stati i peggiori. La veterinaria
che lo seguiva mi disse di non cambiargli gabbia subito nonostante
fosse piccola perché qualunque cambiamento lo mandava in quello stato di
shock che gli faceva assumere quel comportamento anomalo che andava
avanti anche per 15/20 minuti. Bastava anche solo avvicinarsi a un metro
dalla gabbia per terrorizzarlo e farlo urlare come se lo stessero
picchiando.
La prima cosa che ho fatto è stata togliere la catena alla
zampa. Sono rimasta basita del fatto che, pensandola con tutto il blocco
di feci secche appese alla stessa, arrivava a 110 grammi. Più di un
etto di catena appesa alla zampa di un pappagallo che ne pesa quattro.
Quando finalmente l' ho tagliata, è rimasto con la zampetta sollevata per una ventina di minuti. Sicuramente avrà provato un sollievo enorme.
Quando finalmente l' ho tagliata, è rimasto con la zampetta sollevata per una ventina di minuti. Sicuramente avrà provato un sollievo enorme.
Ho messo in conto da subito le beccate. Ero
consapevole del fatto che qualcuna l'avrei presa, ma mi spaventava più
il fallimento nel dargli vita migliore che il dolore di eventuali
beccate.
Effettivamente non posso negare che qualche volta mi abbia morso, ma non con cattiveria. Erano più beccate rapide come se volesse dire "lasciami stare" quando insistevo un po' troppo con contatti. In ogni caso da dicembre ad oggi non ho contato più di 6/7 beccate. E nemmeno troppo gravi.
Importante è restare calmi, non avere mai impulso di usare punizioni corporali (colpi sul becco ad esempio). Pazienza è la parola chiave.
Effettivamente non posso negare che qualche volta mi abbia morso, ma non con cattiveria. Erano più beccate rapide come se volesse dire "lasciami stare" quando insistevo un po' troppo con contatti. In ogni caso da dicembre ad oggi non ho contato più di 6/7 beccate. E nemmeno troppo gravi.
Importante è restare calmi, non avere mai impulso di usare punizioni corporali (colpi sul becco ad esempio). Pazienza è la parola chiave.
Posso dire di non aver incontrato difficoltà
esagerate. Inizialmente si spaventava per ogni cosa. Non voleva mai
uscire dalla gabbia anche con lo sportellino aperto, e qualunque oggetto
nuovo (fosse anche uno spicchio di mela) lo terrorizzava.
Con il passare delle settimane si è calmato. Passavo con lui molto tempo anche solo a leggere o guardare la Tv. In modo che si rilassasse anche con la mia presenza. Ha iniziato a uscire dalla gabbia spontaneamente, inizialmente dopo ore e ore dall'apertura della stessa, e con molta insicurezza. Adesso invece è tranquillissimo, passa le giornate sul suo trespolo, abbiamo variato completamente l'alimentazione, eliminato il girasole e introdotto frutta e verdura.
Gradisce tantissimo le coccole in testa e dietro il collo. Si rilassa al punto da chiudere gli occhi, e per me è una grande prova di fiducia.
Con il rinforzo positivo e premi l'ho abituato a salire sulla mano, anche se lo sento insicuro perché stringe parecchio, ma ci vorrà tempo sicuramente. Sono molto speranzosa.
A me basta già poterlo prendere su per spostarlo e gestirlo meglio.
Con il passare delle settimane si è calmato. Passavo con lui molto tempo anche solo a leggere o guardare la Tv. In modo che si rilassasse anche con la mia presenza. Ha iniziato a uscire dalla gabbia spontaneamente, inizialmente dopo ore e ore dall'apertura della stessa, e con molta insicurezza. Adesso invece è tranquillissimo, passa le giornate sul suo trespolo, abbiamo variato completamente l'alimentazione, eliminato il girasole e introdotto frutta e verdura.
Gradisce tantissimo le coccole in testa e dietro il collo. Si rilassa al punto da chiudere gli occhi, e per me è una grande prova di fiducia.
Con il rinforzo positivo e premi l'ho abituato a salire sulla mano, anche se lo sento insicuro perché stringe parecchio, ma ci vorrà tempo sicuramente. Sono molto speranzosa.
A me basta già poterlo prendere su per spostarlo e gestirlo meglio.
Credo che la scelta di accogliere un pappagallo come
Charlie nella propria vita debba essere fatta solo si è consapevoli del
fatto che occorre moltissima pazienza e che magari qualche beccata
scappera'. Però posso anche dire che la soddisfazione che ne deriva dal
vedere i progressi di un animale che ha vissuto una vita nemmeno degna
di esser chiamata tale e assistere alla sua rinascita è qualcosa che
ripaga da tutte le fatiche di questo mondo :)
domenica 1 marzo 2015
LA FRETTA
Quaando cercate di insegnare o di modificare un comportamento del vostro pappagallo sappiate che NON DOVETE MAI AVERE FRETTA !!
Non datevi delle scadenze del tipo: entro 15 giorni al massimo deve saper fare questa cosa o quest'altra, ecc ecc perche servira' solo a incrementare la vostra frustrazione e, di riflesso, a rendere meno collaborativo il pappagallo.
Pensate, invece, che avete iniziato a insegnare una cosa nuova al vostro volatile e che, non importa quanto tempo ci vorra', ma sicuramente ci riuscirete! Quando interagite con il vostro pappagallo armatevi sempre di tanta calma, pazienza e sensibilita'; tornate anche un passo o due indietro se occorre e vedrete che che pian piano, giorno per giorno, il vostro animale imparera'.
Ogni pappagallo ha il suo carattere unico e, pertanto, ognuno ha il suo modo di apprendere con i suoi tempi specifici.... quello che vale per un soggetto non e' detto che sia valido anche per un'altro!
Non datevi delle scadenze del tipo: entro 15 giorni al massimo deve saper fare questa cosa o quest'altra, ecc ecc perche servira' solo a incrementare la vostra frustrazione e, di riflesso, a rendere meno collaborativo il pappagallo.
Pensate, invece, che avete iniziato a insegnare una cosa nuova al vostro volatile e che, non importa quanto tempo ci vorra', ma sicuramente ci riuscirete! Quando interagite con il vostro pappagallo armatevi sempre di tanta calma, pazienza e sensibilita'; tornate anche un passo o due indietro se occorre e vedrete che che pian piano, giorno per giorno, il vostro animale imparera'.
Ogni pappagallo ha il suo carattere unico e, pertanto, ognuno ha il suo modo di apprendere con i suoi tempi specifici.... quello che vale per un soggetto non e' detto che sia valido anche per un'altro!
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